Critique du CD Requiem par Carlo Fiore (Italie)

« Fra i compositori che meriterebbero un’operazione d’immagine utile a sottrarli ai luoghi comuni, Johannes Ockeghem (c1420-1497) balza subito in mente, perché il suo nome viene sistematicamente associato a tecnicismi cervellotici (il canone Deo Gratias a 36 voci, la Missa cuiusvis toni, la Missa prolationum ecc.); ma da almeno mezzo secolo la sua musica viene anche cantata oltre che decifrata e analizzata, imponendosi come testimonianza di una fase in cui il contrappunto inizia a sfruttare i nessi della retorica e le caratteristiche timbriche dell’ordito polifonico con finalità anche espressive e non solo simboliche e metaforiche; di recente è apparso un saggio di Willem Elders che individua Ockeghem non già nella torva e occhialuta figura tradizionalmente riprodotta su tanti libri bensì nel fiero ed elegante maestro vestito di rosso che dirige i cantori nella medesima miniatura. Il Requiem di Ockeghem, opera tarda sopravvissuta in fonti postume e lacunose, esiste su disco in quasi una dozzina di alternative (anche nell’accostamento col Requiem di Pierre de La Rue proposto dalla Cappella Pratensis) rispetto alle quali la lettura di Guerber non guarda al “buon padre” di Josquin (come recita la chanson che Josquin compose in morte del maestro) ma al “nipote” di Machaut, a un figlio del suo tempo più che a un profeta; in tal senso l’accostamento col Requiem di Pierre de La Rue (c1450-1518) acquisisce valore non come “perfezionamento” ma come separazione tra generazioni, non è l’Angelo di Leonardo nel Battesimo del Verrocchio ma sono Piero della Francesca e il Perugino visti uno accanto all’altro. »
Carlo Fiore

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